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| CONVENTO DI SANTA VITTORIA |
E' uno dei monumenti più importante del territorio
(anno 1000) situato a poca distanza dal centro abitato, adagiato su
un rilievo, da cui nei giorni sereni si possono ammirare il Monte
Catria e le tre torri di San Marino. La primitiva costruzione molto
probabilmente era una chiesa, le cui origini sono ignote, chiamata
"Dell'Assunzione in vocabolo Santa Vittoria". Accanto vi sorse inizialmente
una Cella o un angusto monastero dove abitavano i Cellulari dei monaci
di Ravenna inviati a soccorso dei primi abitanti della zona, qui confluiti
per ottenere civiltà, istruzione, protezione.
I religiosi spinsero la gente a dissodare le campagne, a costruire
abitazioni ed agglomerati che poi divennero paesi. In tal modo sorsero:
Fratte Rosa, Torre San Marco, San Vito, Monterolo, Villa Certagrossi,
Sorbolongo. Questi centri facevano parte di una Regione chiamata Ravignana
di cui Fratte sarebbe stata la capitale. La Ravignana era un territorio
molto vasto che si estendeva dal fiume Metauro al Cesano ed era chiamata
così perché proprietà del Monastero di Sant' Apollinare in Classe
(Ravenna). Gli imperatori germanici che invasero l'Italia subirono
l'influsso del Cristianesimo e della civiltà di Roma tanto che fondarono
il Sacro Romano Impero dichiarandosi protettori della Chiesa. Essendo
questi per vari motivi lontani dai territori conquistati, pensarono
di servirsi della presenza del Papa e dei monaci della vecchia capitale
di Ravenna per tutelare gli affari delle nuove province a loro soggette.
Tutta la Ravignana dipendeva amministrativamente, civilmente, e giuridicamente
dal Monastero di Classe. I superiori di Ravenna si servivano di un
Vicario Generale per controllare i loro possedimenti , tale persona
risiedeva molto probabilmente nella Cella a Santa Vittoria. La comunità
si poteva rivolgere a lui per risolvere i problemi di qualsiasi genere.
In seguito (al tempo di San Pier Damiano) la figura del Vicario venne
sostituita da due Custodi laici. Con l'avvento dei Comuni le città
attrassero le campagne, favorirono gli scambi delle merci, dei prodotti
agricoli e artigianali e cominciarono a non essere più accettate le
tasse che venivano imposte in precedenza. Il dominio feudale dei monaci
e abati, vescovi e signorotti era minato. Nel 1308 l'Abate di Santa
Vittoria passò il potere temporale ai Sindaci delle Comunità e si
riservò il potere spirituale. Montefeltro, Malatesta e Varano dominarono
su questo territorio.
Il Convento di Santa Vittoria è legato a San Francesco d'Assisi. Secondo
la leggenda ne sarebbe il fondatore. Nei dintorni di Fratte, desiderando
il Santo ritirarsi in un bosco, pregò un contadino di accompagnarlo
per un tratto di strada, ma questi si rifiutò perché il luogo era
infestato da un dragone. Alla fine il contadino obbedì. Giunti nel
punto in cui si trovava l'orribile essere il Santo lo tramortì con
un segno di croce. Da questo fatto esaltato come "una vittoria" sarebbe
derivato il nome del Convento. La scritta posta sull'arco d'ingresso
ricorda l'anno di fondazione (1216) e quello di restauro (1773). Il
Convento si allarga attorno ad un cortile centrale. La pianta della
chiesa è a navata unica, lunga esattamente il doppio rispetto alla
sua larghezza. Molte reliquie di Santi furono qui ospitate e nella
chiesa trovarono sepoltura numerosi abitanti della zona, come era
consuetudine allora. Tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo
abitavano il convento 6 - 7 persone tra frati e laici che gestivano
una scuola per la popolazione con un maestro stipendiato dalla comunità.
Ospiti illustri furono: San Carlo Borromeo e San Giuseppe da Copertino.
Nel corso del 1800 cominciò la decadenza spirituale e materiale del
convento che venne abbandonato intorno al 1870. Durante la seconda
guerra mondiale il complesso venne in parte distrutto dai tedeschi
che lo incendiarono. Si riuscì a salvare la cinquecentesca tavola
della "Deposizione" di Giovan Battista Ragazzini, conservata
all'interno del convento. |
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